Bestia a chi?

Degustazione mediterranea: Bestia a chi? Praticamente è il tutto!

Praticamente è il tutto!

Cosa è la "pratica alimentare"? Per "pratica" intendiamo un'attività volta alla ripetizione nel tempo per l'ottenimento di un risultato a noi positivo, per "alimentare" può essere un sentimento, un carburante o del cibo con l'obbiettivo di tener vivo, ravvivare.
Ma cosa otteniamo dall'unione di queste due parole?
Ci salviamo la vita! Detto così può sembrare un'iperbole ma fidatevi, a breve scoprirete che non lo è affatto.
Già per l'australopiteco la pratica alimentare, il prendere familiarità con il commestibile lo preservava dal non commestibile se non addirittura gli evitava la brutta fine.
Immaginatevi di trovarvi nei panni o forse meglio dire nella peluria dell'incauto australopiteco, immersi nella fitta boscaglia, la costante della fame vi attanaglia, d'un tratto vi trovate dinanzi due cespugli, entrambi portano con se dei grappoli di bacche rosse scure, oltre ad essere perfettamente identiche sembrano entrambe succose e prelibate ma in realtà solo uno dei due cespugli ha le bacche commestibili, l'altro è altamente tossico e di certo il povero australopiteco non aveva con se un esperto erbario.
L'esperienza è la sua unica salvezza, il buon sambuco porta i grappoli che ricadono verso il terreno mentre il velenoso ebbio li porta dritti verso l'alto, in questo caso la pratica alimentare è corsa veloce in suo aiuto e con esso una buona dose di nettare zuccherino.
Salvo eccezioni di causata fame, per i millenni successivi la pratica alimentare è servita maggiormente dal distinguere il saporito dal meno saporito.
Ma oggi la pratica alimentare a cosa serve?
A ordinare, regolamentare l'abbondanza.
Un tempo l'eccedenza della materia prima ha spinto il nostro ingegno a stringere un patto di alleanza con batteri e lieviti.
Un anno particolarmente fortunato di frutta il buon contadino ne faceva confettura, di latte in formaggi, di succo d'uva in inebriante nettare, in breve, di fermentazioni e conservazioni la nostra storia dell'alimentazione ne è squisitamente esuberante.
Per noi mediterranei conservare il cibo è la quotidianità del nostro linguaggio.
Ma se nella nostra storia alimentare la sovrabbondanza era un caso fortuito da sfruttare a beneficio del gusto e della salute, oggi l'eccedenza è addirittura provocata e come "tradizione" vuole il surplus genera sempre il guaio.
Vi ricordate verso la fine degli anni ottanta l'encefalopatia spongiforme bovina, la BSE, più comunemente conosciuto con il nome del "morbo della mucca pazza"?
La grande industria ha provato a dare ad un animale interamente erbivoro delle farine animali a queste poi venivano aggiunti dei solventi potenzialmente pericolosi e cancerogeni che non riuscivano ad inattivare un prione, una proteina patogena conosciuta anche come "agente infettivo non convenzionale", fatto sta che i paesi così detti "civilizzati" si sono trovati a far fronte all'ennesima malattia provocata da se stessi.
Si arriva a vedere poi le mozzarelle blu, un caso riscontrabile esclusivamente nei grandi processi industriali, dove le acque di raffreddamento vengono riciclate per lunghi tempi e questo crea l'insorgere del batterio Pseudomonas fluorescens, evento che non si rileva in caseifici artigianali.
Più di recente, grazie all'intervento di importanti servizi televisivi, siamo venuti a conoscenza di allevamenti disonesti e immorali dove dei suini per prosciutti firmati Made in Italy, sono in completo stato di abbandono masticati da roditori o addirittura fra loro stessi.
Esiste altra forma di conoscenza ancor più graffiante della TV e maggiormente coinvolgente per i nostri sensi?
Si, è la "pratica alimentare", importante quanto se non di più della televisione stessa, informarsi, visitare, sapere, conoscere i processi stessi di cosa mangia un bovino, di come deve e viene fatta la mozzarella, del lavoro di crescita che spetta ad un maiale e la lavorazione dei diversi insaccati, impadronirsi, riappropriarsi di quell'arte chiamata tradizione, riportare a noi le pratiche alimentari che hanno costruito il nostro sapere per secoli e che a causa di una sempre maggiore globalizzazione a volte distratta, rischia di crearci un vuoto alimentare che a se trascina inumani e bestiali atteggiamenti verso il nostro futuro cibo.

I punti maggiormente coinvolti nel Manifesto per una Degustazione Mediterranea in questo articolo: 5-7-8-12-14-17.