Pasta madre, il senso intramontabile di una sana condivisione

Degustazione mediterranea: la pasta madre

Come giustificare la sempre crescente voglia di farsi il pane senza bisogno di andare ad acquistarlo.

È un modo per risparmiare o semplicemente vogliamo ritrovare quell'odore perduto di pane appena sfornato nelle nostre cucine?
Negli ultimi anni sempre più persone di qualsiasi impiego si sono letteralmente cimentate in impasti collosi e farine di dubbia natura che hanno colonizzato le nostre credenze.
La risposta va oltre ogni pensiero ed è più semplice di quanto si pensi: il pane è la semplice e pura voglia di relazionarci con gli altri, abbiamo la sfrenata voglia di vivere l'atto sociale più profondo della nostra cultura, cioè mangiare ma questa volta vogliamo farlo da noi e con qualcosa di fortemente vivo come fare il pane.
Inizialmente abbiamo direzionato la nostra voglia di condivisione con gli altri provando a fare i dolci, da gustose e friabili crostate a soffici pan di Spagna che hanno trovato culla nei forni di milioni di italiani; di risposta cosa hanno fatto un grande numero di pasticceri professionisti (e per fortuna esistono ancora sparuti artigiani che mandano avanti vecchie sane ricette)?
Iniziano a tracciare una profonda linea di demarcazione ed il "semplice" consumatore ci prova e realizza delle vere e proprie opere di totale incomprensibilità, torte volumetriche con colori sfavillanti; si è arrivati al punto di stringere il cappio al puro e semplice concetto di "gusto" sostituendolo con "appariscente".
In sostanza è come se volessi sostituire un tramonto sul mare o su un vigneto con un murales.
Per nulla impauriti e di tutta risposta, l'individuo mediterraneo spinto dalla propria natura di "artista produttore" e non di semplice consumatore, si circonda sempre più di vita e lo fa nella maniera più intrigante facendo ritornare nelle proprie case la pasta acida, un cuore fatto di lieviti e batteri lattici. Ci si appassiona di fermentazioni, ci si circonda di vita.
Sempre maggiori comunità spontanee inneggiano al pane con pasta madre: regalare pasta madre oramai è diventato quasi un dovere tra buoni amici, vi sono addirittura alcuni che la propria pasta madre hanno affibbiato addirittura un nome.
Ancora una volta l'uomo e la donna mediterranei mostrano grande fierezza di sé e del proprio gusto e lo fanno con quello che sanno usare meglio, linguaggio e mani per impastare.

Nella foto trovate un nuovo inizio: sono le mie future paste madri, sono tre e sto iniziando ora a farle nascere. La prima a sinistra è lievito madre di mais Marano e miglio, al centro farina di farro monococco, farina di farro dicocco e mix di grani antichi e a destra la futura pasta madre di avena e orzo. Diverse nei contenuti perché diverse nel loro utilizzo. Come detto è l'inizio e naturalmente ci saranno altre avventure, tutte vive...