A pignata vaddata non vugghi mai.

Degustazione mediterranea: Storie di nasello, zuppe saporite e nostalgia

Storie di nasello, zuppe saporite e nostalgia

"Antonio, a pignatta vaddata non vugghi mai!" È il ricordo che ho di questo tesoro del nostro Mediterraneo, un proverbio cantato da mia mamma ogni volta che la mia nasca ciauriava fin dentro la pignata, impaziente com'ero di vagnare il mio tozzo di pane nel saporito sugo di nasello.
Pesce e cuore del nostro mare, rientra perfettamente nel Manifesto di Degustazione Mediterranea.
Il nasello può tranquillamente considerarsi nella culla della nostra ricchezza ittica, ha deliziato i palati di tantissimi bambini con le sue squisite carni bianche, ha apparecchiato le tavole dei gourmand più esigenti ed ha attirato a sè le spezie più aromatiche e profumate della nostra terra.
Lo definisco il pesce "spazioso", per la sua estesa versatilità a numerose ricette e come solo noi mediterranei sappiamo fare, di un filone d'oro siamo in grado di creare infiniti gioielli.
Sempre dalla mia infanzia mi ricordo quando con mio fratello Ciccio si facevano temuti cummattimenti per aggiudicarsi un'altra pallina fritta di nasello o quando da adulto per vacanze mi trovai per caso a Genova a mangiare del nasello accompagnato da pomodori fritti alla Ligure, ancora ricordo quella morbida carne che spingeva con la sua delicatezza il profumo di pomodori e origano nella più solare passeggiata di primavera, fui talmente spiazzato da quel piatto che mi sono ritrovato a dire al cuoco: "mi sono arricriato".
Senza dubbio è la cucina quotidiana che si aggiudica l'arte di dipingere il gusto con il nostro prezioso nasello ma sono anche felice di prendere nota, che vi sono qua e là cucine ragionate che stanno ritornando ad elogiarne la sua candida carne.

I punti maggiormente coinvolti nel Manifesto per una Degustazione Mediterranea in questo articolo: 8-9-11-13-17.